Estratto da "Il Ponte - 2013"
Olga Struglia
Dora Salvatore
Elisa Petitti
Anna Bartolomucci
Anna Casinelli
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Imbastiamo un pezzo di storia
di Martina Pagnanelli ricerche storiche di Tiziana Tomaselli
Richiamare alla mente i ricordi legati alle ore trascorse nelle sartorie di un tempo si è rivelato, per chi quelle esperienze le ha vissute, divertente e per certi aspetti, emozionante.
Il vero inestimabile patrimonio di cui si necessitava altro non era che l’abilità manuale, la pazienza, la costante dedizione, l’entusiasmo di fronte ad una nuova creazione, ed infine un po’ di passione per lo “stile”, uno stile che, per quell’epoca doveva apparire casto per rigore e moralità, e semplice per necessità economica, ma non per questo meno bello e ricercato. Ed ecco allora allestiti i laboratori sartoriali nelle sale da pranzo e nelle cucine delle case di un tempo, dove il “banco da lavoro” altro non era che il tavolo appena liberato da tovaglia e stoviglie e accuratamente pulito da briciole e macchie di unto.
L’allegro e chiassoso arrivo delle allieve caratterizzava l’inizio e la ripresa di ogni giornata di lavoro: tra le dita i ferri del mestiere e tra un pettegolezzo ed un bisticcio ci si affrettava a concludere l’opera commissionata.
Con maestria e scrupolosa precisione venivano eseguiti i compiti assegnati
A questo punto l’abito poteva essere cucito in via definitiva con la macchina per cucire. Gli orli invece venivano cuciti a mano con assoluta minuziosità e precisione, cosicché non si vedesse alcun punto sul “diritto” del capo. Per le rifiniture si procedeva con i cosiddetti “punti soprammano”, affinché i bordi di tessuto rimasti all’interno dell’abito non comportassero difetti e la stoffa interna non si “sfilacciasse”.
Ma ripercorriamo la storia delle sarte che hanno caratterizzato lo stile e, per alcuni aspetti, la storia del nostro paese. |
| Anna Casinelli | Anna Bartolomucci | Elisa Petitti | Dora Salvatore | Olga Struglia | Letizia Struglia |
| Vincenzo Pagnanelli | Anna Messinesi | Anna Petricca | Maria Martinelli | Maria Iafrate | Maria Caschera |
| Gerardo Baldassarre | Nestore Pellegrini | Vincenzina D'Ambrosio | Adriana Ferrazzoli | Anna Petricca | Francesca Gigli |
| Lea Viscogliosi | Lisa Viscogliosi | Nunziata Mattacchione | Ugo Gabriele | Elzio Caruso | Elia Trombetta |
| Enrico Trombetta | Aldo Ranaldi | Domenica Polsinelli | Rita D'Orazio | Francesco Venditti e Savina Notarantonio | Maria Loreta Tomaselli |
| Elisa Di Carlo | Edda Carducci |
Anna Casinelli
ANNA CASINELLI, da tutti conosciuta come ANNITA (Isola del Liri, 24/11/1913) trascorse la sua infanzia a Carnello. Negli anni 1928 e 1929 frequentò come apprendista una sarta molto apprezzata, il cui laboratorio (piuttosto “domestico”) era situato ad Isola del Liri in Via Giardini Silvestri (nei pressi della chiesa di San Giuseppe). Vi si recava quasi tutti i giorni, scoprendo a poco a poco quanto questo mestiere le piacesse. Decise quindi di
approfondire, e su indicazione di sua zia Adelina, che viveva a Roma, frequentò un corso di taglio della durata di quattro mesi presso un atelier della
capitale, in Via Cavour. Alla fine del corso conseguì con successo un vero e proprio diploma, tanto che la sua insegnante la invitò a recarsi nel Nord Italia, dove le veniva offerta l’opportunità di lavorare per un’importante casa di moda. I genitori di Annita però si opposero a questa iniziativa (siamo nel 1930!).
Tornata nel suo paese Annita, ormai sarta esperta e con diploma conseguito nella Capitale, organizza a sua volta dei corsi: uno a Borgonuovo, nei pressi della fabbrica “Cartiere Meridionali” nel locale concesso dalla signora Emma Gallone; un altro nel centro di Isola del Liri, presso le suore di Carità in Via Napoli ed infine uno a Carnello, presso la propria abitazione, dove fino a qualche anno fa ha vissuto suo fratello Augusto.
Ed è proprio nella sua abitazione che Annita inizia a fare la sarta di professione, lavorando per numerosissime clienti, tra le quali anche signore facoltose, mogli degli imprenditori delle industrie di carta sorte nel secolo precedente a Carnello e Isola del Liri.
Tante ragazze di Carnello ebbero il privilegio di imparare da Annita il mestiere di sarta e lo stile casto e ricercato imparato nell’atelier di Roma. Lei stessa, oggi novantanovenne, ricorda con affetto alcune delle sue allieve ormai decedute: Elisa Petitti, Ida Petitti, Olga Struglia, Letizia Struglia e altre, con l’aiuto delle quali ha confezionato corredi per giovani spose, abiti da sposa e da cerimonia e semplici abiti per la quotidianità.
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Olga Struglia
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Elisa Petitti
(Carnello, 23/12/1917 – 09/08/1997)
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Anna Bartolomucci
ANNA BARTOLOMUCCI (NANNINA Capòna), nacque nel 1898 ed è vissuta per 102 anni. Esercitava il mestiere di sarta a Carnello già negli anni ’20. Sapeva inoltre ricamare e rammendare con maestria. .
Iniziò a lavorare a Carnello ma per un periodo visse in Francia, dove perfezionò la sua arte sartoriale lavorando presso una sartoria. Celebre rimase infatti la sua perfezione nell’eseguire le asole. Tornata a Carnello continuò a lavorare nel suo domestico aboratorio sartoriale in Via Pietro Nenni, adiacente al Ristorante Mingone, aiutata dalle sorelle Ernestina ed Erminia.
Un incarico che spesso le veniva commissionato era quello dei “pedalini rinforzati”: l’applicazione di un rinforzo di un diverso tessuto alle calze degli operai che lavoravano la calce.
Erminia era invece specializzata nella realizzazione di “busti con le stecche” (busti in tessuto intelaiato con delle stecche rigide), accessorio che ai quei tempi molte donne indossavano per sorreggere appunto il busto e modellare la figura.
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Dora Salvatore
Nata il 5 novembre 1921 ha esercitato il mestiere di sarta a Carnello prima nell’abitazione dei suoi genitori nel vicolo Salvatori (gl’ geggr’) e poi in Via Cupa.
Ricevette i primi insegnamenti da Giuseppina “Mengamè” frequentando il laboratorio sartoriale prima a Carnello dove risiedeva la “maestra” nella zona delle “baracche” e poi a Isola del Liri dove Giuseppina, per motivi familiari, si era trasferita.
All’inizio non fu una scelta dettata dalla sua passione, ma da un’esigenza familiare; infatti verso la fine degli anni ’20 del secolo scorso la madre “Mariuccia” chiamò le quattro figlie femmine (il quinto era maschio) manifestando la necessità che una di loro imparasse a cucire poiché “si doveva fare il corredo” a tutte e quattro. Dora si offrì volontaria dando in questo modo una indicazione alla sua vita. Oltre a collaborare al lavoro dei campi, il cucito diventò il suo lavoro; ha cucito per tutto il parentado, oltre che per altri clienti di Carnello. Negli anni sessanta ha collaborato con un laboratorio di maglieria (Severino Pantano – marito di sua cugina Ginetta) nella rifinitura dei manufatti.
Anche Dora è stata molto impegnata nelle attività parrocchiali oltre che a dedicarsi nella realizzazione di corredi liturgici; tovaglie per l’altare, corporali, cotte e camici per le cerimonie liturgiche. Non è da trascurare il settimanale impegno nella pulizia della chiesa parrocchiale di Carnello, insieme ad altre colleghe ed amiche Lisa Petitti, Vincenzina Zaccardelli, Maria Trombetta, Olga Struglia…Ha anche appreso l’arte del ricamo a tombolo dalla Sig,ra Natucci che ha soggiornato a Carnello fino alla fine della sua vita e che ha trasmesso alle tante ragazze del loco la raffinatezza della sua arte.
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Olga Struglia
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