Estratto da "Il Ponte - 2013"

 

Sarto Ugo Gabriele - Carnello

  • Olga Struglia

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    Richiamare alla mente i ricordi legati alle ore trascorse nelle sartorie di un tempo si è rivelato, Read More
  • Dora Salvatore

    Dora Salvatore

    Il vero inestimabile patrimonio di cui si necessitava altro non era che l’abilità manuale, la pazienza, la costante dedizione, l’entusiasmo di fronte ad una nuova creazione, ed infine un po’ Read More
  • Elisa Petitti

    Elisa Petitti

    Con maestria e scrupolosa precisione venivano eseguiti i compiti assegnati dalla sarta “titolare”. Per prima cosa si eseguiva il taglio della stoffa seguendo il profilo del modello prescelto Read More
  • Anna Bartolomucci

    Anna Bartolomucci

    Gli orli invece venivano cuciti a mano con assoluta minuziosità e precisione, cosicché non si vedesse alcun punto sul “diritto” del capo. Read More
  • Anna Casinelli

    Anna Casinelli

    Ma ripercorriamo la storia delle sarte che hanno caratterizzato lo stile e, per alcuni aspetti, la storia del nostro paese. Read More
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Foto sarte - Anna 1950 - Carnello

 

 

 

 

 

Sarta Maria Ncola - Carnello

Imbastiamo un pezzo di storia

 

sarte e sarti a Carnello

 

di Martina Pagnanelli

ricerche storiche di Tiziana Tomaselli

 

Richiamare alla mente i ricordi legati alle ore trascorse nelle sartorie di un tempo si è rivelato, per chi quelle esperienze le ha vissute, divertente e per certi aspetti, emozionante.
Il mestiere di sarta, nel dopoguerra, era piuttosto ambito dalle giovani donne, che avevano la possibilità di diventare “professioniste” senza la necessità di investire ingenti somme di denaro o di affittare spaziosi locali.

 

 

Il vero inestimabile patrimonio di cui si necessitava altro non era che l’abilità manuale, la pazienza, la costante dedizione, l’entusiasmo di fronte ad una nuova creazione, ed infine un po’ di passione per lo “stile”, uno stile che, per quell’epoca doveva apparire casto per rigore e moralità, e semplice per necessità economica, ma non per questo meno bello e ricercato. Ed ecco allora allestiti i laboratori sartoriali nelle sale da pranzo e nelle cucine delle case di un tempo, dove il “banco da lavoro” altro non era che il tavolo appena liberato da tovaglia e stoviglie e accuratamente pulito da briciole e macchie di unto.

 

L’allegro e chiassoso arrivo delle allieve caratterizzava l’inizio e la ripresa di ogni giornata di lavoro: tra le dita i ferri del mestiere e tra un pettegolezzo ed un bisticcio ci si affrettava a concludere l’opera commissionata.

 

Con maestria e scrupolosa precisione venivano eseguiti i compiti assegnati
dalla sarta “titolare”. Per prima cosa si eseguiva il taglio della stoffa seguendo il profilo del modello prescelto e non dimenticando di lasciare un abbondante bordo di tessuto per eventuali future modifiche (non dimentichiamo che gli abiti dell’epoca dovevano durare molti anni, e nel corso di questi anni dovevano essere allargati o ristretti, rammendati, allungati, rinforzati…a volte addirittura rivoltati, per sfruttare dritto e rovescio della stoffa!). Si procedeva quindi all’imbastitura dell’abito, e alle sue numerose misurazioni e modifiche, finché non si fosse mostrato completamente privo di difetti.

 

 

A questo punto l’abito poteva essere cucito in via definitiva con la macchina per cucire. Gli orli invece venivano cuciti a mano con assoluta minuziosità e precisione, cosicché non si vedesse alcun punto sul “diritto” del capo. Per le rifiniture si procedeva con i cosiddetti “punti soprammano”, affinché i bordi di tessuto rimasti all’interno dell’abito non comportassero difetti e la stoffa interna non si “sfilacciasse”.

 

Ma ripercorriamo la storia delle sarte che hanno caratterizzato lo stile e, per alcuni aspetti, la storia del nostro paese.

 

Anna Casinelli Anna Bartolomucci Elisa Petitti Dora Salvatore Olga Struglia Letizia Struglia
 Vincenzo Pagnanelli Anna Messinesi  Anna Petricca Maria Martinelli Maria Iafrate Maria Caschera
 Gerardo Baldassarre Nestore Pellegrini Vincenzina D'Ambrosio Adriana Ferrazzoli  Anna Petricca Francesca Gigli
 Lea Viscogliosi Lisa Viscogliosi Nunziata Mattacchione Ugo Gabriele Elzio Caruso Elia Trombetta
Enrico Trombetta Aldo Ranaldi Domenica Polsinelli Rita D'Orazio Francesco Venditti e Savina Notarantonio Maria Loreta Tomaselli
    Elisa Di Carlo Edda Carducci    

 

 

Anna Casinelli

  

ANNA CASINELLI, da tutti conosciuta come ANNITA (Isola del Liri, 24/11/1913) trascorse la sua infanzia a Carnello. Negli anni 1928 e 1929 frequentò come apprendista una sarta molto apprezzata, il cui laboratorio (piuttosto “domestico”) era situato ad Isola del Liri in Via Giardini Silvestri (nei pressi della chiesa di San Giuseppe). Vi si recava quasi tutti i giorni, scoprendo a poco a poco quanto questo mestiere le piacesse. Decise quindi di
approfondire, e su indicazione di sua zia Adelina, che viveva a Roma, frequentò un corso di taglio della durata di quattro mesi presso un atelier della Sarta Anna Casinelli - Carnellocapitale, in Via Cavour. Alla fine del corso conseguì con successo un vero e proprio diploma, tanto che la sua insegnante la invitò a recarsi nel Nord Italia, dove le veniva offerta l’opportunità di lavorare per un’importante casa di moda. I genitori di Annita però si opposero a questa iniziativa (siamo nel 1930!).

Tornata nel suo paese Annita, ormai sarta esperta e con diploma conseguito nella Capitale, organizza a sua volta dei corsi: uno a Borgonuovo, nei pressi della fabbrica “Cartiere Meridionali” nel locale concesso dalla signora Emma Gallone; un altro nel centro di Isola del Liri, presso le suore di Carità in Via Napoli ed infine uno a Carnello, presso la propria abitazione, dove fino a qualche anno fa ha vissuto suo fratello Augusto.


Ed è proprio nella sua abitazione che Annita inizia a fare la sarta di professione, lavorando per numerosissime clienti, tra le quali anche signore facoltose, mogli degli imprenditori delle industrie di carta sorte nel secolo precedente a Carnello e Isola del Liri.


Tante ragazze di Carnello ebbero il privilegio di imparare da Annita il mestiere di sarta e lo stile casto e ricercato imparato nell’atelier di Roma. Lei stessa, oggi novantanovenne, ricorda con affetto alcune delle sue allieve ormai decedute: Elisa Petitti, Ida Petitti, Olga Struglia, Letizia Struglia e altre, con l’aiuto delle quali ha confezionato corredi per giovani spose, abiti da sposa e da cerimonia e semplici abiti per la quotidianità.

 

  • Olga Struglia

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  • Dora Salvatore

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  • Elisa Petitti

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Elisa Petitti

(Carnello, 23/12/1917 – 09/08/1997)

 Meglio conosciuta come “Lisa” e spesso affettuosamente chiamata anche “zia Lisa”, non solo dai suoi effettivi nipoti ma anche dagli amici del nipote Tonino, che con lei ha per molti anni vissuto.
 
 
Allieva di Annita Casinelli, anche Lisa aveva a sua volta costituito, negli anni successivi alla guerra, un piccolo domestico laboratorio sartoriale in casa sua, a Carnello.
 
 
Era un periodo di estrema povertà: le sedie a disposizione erano ancora infestate dalle pulci lasciate dai tedeschi appena andati via ed era particolarmente difficoltoso perfino trovare un po’ di filo: ci si recava quindi in una “stracceria” con la speranza di trovare qualche vecchia calza da poter sfilare per poterne utilizzare il filo per cucire o per imbastire. Ogni ragazza aveva il suo compito: alle più esperte le operazioni più complesse come l’applicazione della manica, alle principianti la cucitura dei punti lenti, o la scucitura di abiti già cuciti ma che dovevano subire qualche modifica.
Tra le allieve ricordiamo Francesca Gigli, Maria Polsinelli, Maria Pagnanelli, Tullia La Posta, Adriana Ferrazzoli, Plinia Ferrazzoli, Maria Concetta e Marcella Saccucci, Vincenzina Iafrate…
 
Le allieve ricordano Lisa non solo per l’estrema minuzia e pazienza con cui confezionava ogni singola opera commissionata, ma anche e soprattutto per la sua proverbiale religiosità. Era infatti sua abitudine impartire alle sue allieve brevi lezioni di catechismo, insieme alla quotidiana recita dell’Angelus Domini. I racconti tra le ragazze dovevano essere rigorosamente seri e casti, ma non mancavano le notizie amorose passate di nascosto dall’una all’altra, o il racconto sottovoce del lunedì, con dovizia di dettagli sull’intreccio amoroso, della trama del film visto il giorno precedente al Cinema Fibreno…
 
Al primo rintocco delle campane che annunciavano la messa della sera, stoffe e ferri del mestiere venivano, con gli stessi semplici rituali, risistemati per l’indomani: qualunque attività cessava, poiché Lisa si recava a messa tutte le sere.
 
Ha continuato a cucire fino agli anni ’90, nella sua abitazione di fronte alla Torre, sempre in compagnia delle sue “colleghe” ed amiche affezionate: Faustina Rotondi, Olga Struglia, Maria Struglia…
 
…chiunque l’abbia conosciuta, pensando a lei, la ricorderebbe china sulle sue stoffe, con gli occhiali abbassati per vedere meglio da vicino, a seguire con la sua estrema pazienza e infinita dolcezza l’andirivieni dell’ago e del filo, in quel movimento a cui le sue mani erano ormai così avvezze.
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Anna Bartolomucci

  

ANNA BARTOLOMUCCI (NANNINA Capòna), nacque nel 1898 ed è vissuta per 102 anni. Esercitava il mestiere di sarta a Carnello già negli anni ’20. Sapeva inoltre ricamare e rammendare con maestria. .
Iniziò a lavorare a Carnello ma per un periodo visse in Francia, dove perfezionò la sua arte sartoriale lavorando presso una sartoria. Celebre rimase infatti la sua perfezione nell’eseguire le asole. Tornata a Carnello continuò a lavorare nel suo domestico aboratorio sartoriale in Via Pietro Nenni, adiacente al Ristorante Mingone, aiutata dalle sorelle Ernestina ed Erminia.

Un incarico che spesso le veniva commissionato era quello dei “pedalini rinforzati”: l’applicazione di un rinforzo di un diverso tessuto alle calze degli operai che lavoravano la calce.

Erminia era invece specializzata nella realizzazione di “busti con le stecche” (busti in tessuto intelaiato con delle stecche rigide), accessorio che ai quei tempi molte donne indossavano per sorreggere appunto il busto e modellare la figura.

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Dora Salvatore

Nata il 5 novembre 1921 ha esercitato il mestiere di sarta a Carnello prima nell’abitazione dei suoi genitori nel vicolo Salvatori (gl’ geggr’) e poi in Via Cupa.

Ricevette i primi insegnamenti da Giuseppina “Mengamè” frequentando il laboratorio sartoriale prima a Carnello dove risiedeva la “maestra” nella zona delle “baracche” e poi a Isola del Liri dove Giuseppina, per motivi familiari, si era trasferita.

All’inizio non fu una scelta dettata dalla sua passione, ma da un’esigenza familiare; infatti verso la fine degli anni ’20 del secolo scorso la madre “Mariuccia” chiamò le quattro figlie femmine (il quinto era maschio) manifestando la necessità che una di loro imparasse a cucire poiché “si doveva fare il corredo” a tutte e quattro. Dora si offrì volontaria dando in questo modo una indicazione alla sua vita. Oltre a collaborare al lavoro dei campi, il cucito diventò il suo lavoro; ha cucito per tutto il parentado, oltre che per altri clienti di Carnello. Negli anni sessanta ha collaborato con un laboratorio di maglieria (Severino Pantano – marito di sua cugina Ginetta) nella rifinitura dei manufatti.

Anche Dora è stata molto impegnata nelle attività parrocchiali oltre che a dedicarsi nella realizzazione di corredi liturgici; tovaglie per l’altare, corporali, cotte e camici per le cerimonie liturgiche. Non è da trascurare il settimanale impegno nella pulizia della chiesa parrocchiale di Carnello, insieme ad altre colleghe ed amiche Lisa Petitti, Vincenzina Zaccardelli, Maria Trombetta, Olga Struglia…Ha anche appreso l’arte del ricamo a tombolo dalla Sig,ra Natucci che ha soggiornato a Carnello fino alla fine della sua vita e che ha trasmesso alle tante ragazze del loco la raffinatezza della sua arte.

 

  • Olga Struglia

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