L'arte di sopravvivere

 

 

Il lavoro pubblicato è risultato vincitore del Premio Fibrenus 1999. Nonno Gino racconta la sua storia negli anni duri della guerra ed è subito silenzio, il silenzio dei bambini che sono affascinati dal racconto dei nonni ed in essi assaporano la favola, il racconto straordinario, per loro non è importante il dato storico, l'evento realmente accaduto.Loro riescono ad afferrare il vero senso del racconto, penetrano in profondità così da cogliere l'emozione. Per un bambino partecipare ad una favola significa esserci quando la raccontano, viverla dal di dentro; essere presente in quel momento.

Pubblicato nel 2001

 

 

 

In copertina: "essiccazione del tabacco"
- tecnica mista su carta - Marco D'Emilia

 
 

Durante la guerra ...

Durante la guerra gli uomini stavano al fronte, mentre noi donne lavoravamo la terra, pascolavamo le pecore, la sera restavano accanto accanto al fuoco, facevamo la maglia e cucivamo le pezze per metterle con le ciocie.

Mangiavamo il pane rosso cotto al coppo. Sopra la montagna di Pescosolido avevamo le vacche, però, quando arrivavano i tedeschi, le rubavano tutte quante.

La luce elettrica non c´era.

Per bere andavamo giù ad una fontana.

Noi camminavamo scalzi ma, nei giorni di festa usavamo le ciocie.

Gli uomini giocavano con le bocce e le bambine giocavano a campana e si facevano le bambole di pezza.

Lavoravamo il campo di grano con le mucche.



 

Testimonianza di: Carmina Simone di anni 78 raccolta da Ettore Di Cara e Federica Simone


Era circa la fine del 1943 ...

Era circa la fine dei 1943 quando gli aerei alleati buttarono le bombe e continuarono fino al maggio dei 1944. Era il giorno di tutti i Santi quando iniziarono a bombardare.

Ci riunimmo tutti insieme per dire il rosario.

Mangiavamo il pane e tutti i prodotti che avevamo ricavato dalla coltivazione dell'anno prima. I tedeschi rubavano qualche mucca e qualche pecora.

Coltivavamo lo stesso, anche se avevamo paura; ma dovevamo farlo altrimenti l´anno dopo saremmo rimasti senza cibo.

Arrivarono gli Americani con le macchine e andavano a Valpara ma i tedeschi che erano rimasti in montagna, sparavano alle macchine americane e le bruciavano, quindi gli Americani dovettero tornare indietro.

Per tre-quattro giorni sparavano continuamente cannonate fino al 28 maggio. Ci furono anche dei feriti.

Colpirono anche la chiesa di Valleradice e una bomba grossa non scoppiò e rimase nella chiesa; dopo la guerra gli artificieri Americani la tolsero.

Durante la ritirata, passavano per la strada centinaia di tedeschi a piedi.




Testimonianza di:
Sarracini Luigi di anni 66 raccolta da Ornella Sarracini e Maria Grazia Cascone