Le forme di svago dei nostri nonni

Il primo di questi quaderni pubblica il lavoro che ha vinto il primo premio nel concorso che riguardava "Le forme di svago dei nostri nonni..." nel Premio Fibrenus 1991.


Il tema dato, solo all'apparenza frivolo è quanto di più preciso possa esservi nel voler semplificare un'analisi su quanto la nostra vita sia mutata. Il gioco infatti, è un bisogno reale che il bambino ha avuto in ogni tempo e la sua evoluzione segue di pari passo quella della propria epoca per cui è facile cogliere differenze e analogie fra tempi e luoghi.

Pubblicato nel 1993.

 

 

Disegno di copertina: Mario Di Girolamo

 

 

"I giochi dei fanciulli di una volta seguivano il variare delle stagioni, si adeguavano alle esigenze climatiche e metereologiche dell'anno, perciò ogni stagione aveva i suoi giochi.

I giochi estivi e quelli della primavera matura venivano eseguiti di giorno, all'ombra fresca degli alberi, sull'aia la sera al chiarore della luna e lungo i fossati in cerca di raganelle e gamberi.

Mentre i giochi estivi e primaverili erano mobili e movimentati, quelli autunnali e invernali erano quasi tutti sedentari.

Alcuni giochi spesso raffiguravano le occupazioni primordiali dell'uomo, come il lavoro dei campi, gli scambi, i mercati. Altri giochi invece erano propri dell'età ed esercitavano nella corsa, nel salto, addestravano l'occhio e la mano, mettevano in moto tutti i sensi come se dovessero sveltirli ed affinarli per preparare i ragazzi ai lavori che avrebbero dovuto eseguire da grandi. Questi giochi, finita la fanciullezza, non tornavano più..."

Insegnante Olga Cupini Classe V - Scuola Elementare "Pagnanelli"

... Nei tempi passati, mi racconta mio nonno, che le persone e, più frequentemente i ragazzi, per divertirsi giocavano con qualsiasi cosa, soprattutto con oggetti strani. Il "barattolo" era uno di questi oggetti un po' curiosi.

Era difficile trovarlo perché non tutti adoperavano i cibi in scatola ma preferivano quelli naturali che coltivavano loro. Per questo fatto c'era molta difficoltà nel possederli e spesso erano trovati nei posti più impensati e a volte pericolosi perciò non tutti riuscivano a prenderli. Questa ricerca era uan vera caccia al tesoro che portava i ragazzi a girovagare ovunque. Spesso questi barattoli erano anche trovati fra la terra oppure incastrati tra siepi spinose ed arbusti secchi. Questi barattoli racimolati erano di latta spesso arrugginiti e taglienti e servivano ai ragazzi per inventare giochi sempre nuovi e diversi. Uno di questi giochi consisteva nel preparare una pila di barattoli, massimo quattro, e nel colpirli riuscendo a mandarli lontano. Ogni giocatore aveva una mazza a disposizione e doveva colpire un barattolo alla volta non facendo cadere quelli sotto... Questo gioco fece venire l'idea ad alcuni ragazzi di far alzare in aria da solo il barattolo. Ma questo come era possibile? Provando e riprovando qualcuno scoprì che, bruciando del materiale che sprigionava gas, il barattolo si sarebbe alzato. Il combustibile che i ragazzi spesso adoperavano era il carburo: una sostanza solida che bruciando nei lumi sprigionava luce e calore.

I ragazzi, pur di divertirsi, rubavano di nascosto questi pezzetti che venivano messi in un buco scavato nella terra da cui partiva una miccia fatta di stoppa. Su questo buco veniva posto il barattolo rivesciato...

Anna Maria Catallo