Feste nuziali

 

 

Il lavoro pubblicato è risultato vincitore del Premio Fibrenus 2002. Raccolta di norme che tempo fa regolavano le unioni matrimoniali, dettate dall'uso, dai costumi, dalle tradizioni.

Pubblicato nel 2004

 



In copertina: "Estatico" collage su carta
- Guido Pecci

 
 
 
 
 

…La mamma della ragazza , già dalla sua nascita , aveva incominciato a preparare il suo corredo: aveva addirittura piantato il lino che sarebbe servito per tutta la biancheria.
Il lino si seminava a novembre, come il grano. A giugno si "roncava" (si tiravano le piante con tutte le radici), le piante si mettevano, a fasci , a seccare, poi si mettevano a bagno per 15 giorni e si facevano asciugare al sole.
Con la "macenla" si schiacciavano i fasci , fino a ridurli a stoppa . La stoppa si allargava e raffinava "a jurasslouno": si separavano la parte grezza da "ju jro", la parte più fina del lino. Ju juro si filava col "fuso" e con la "rocca" e con "Ju matassaro" si formavano le matasse che venivano bollite con la cenere, per renderle più bianche e raffinate, poi si mettevano ad asciugare al sole nei prati.

…Le regole del fidanzamento erano molto severe : i due non si potevano vedere più di una volta a settimana, solo il sabato sera il ragazzo veniva accolto in casa della fidanzata.

Egli doveva restarsene a rispettosa distanza dalla ragazza, parlare più con i genitori che con lei e accontentarsi di uno sguardo, approfittando di un attimo di distrazione dei "guardiani".

Erano rare le occasioni per "sfiorarsi". Quando facevano i lavori nei campi come falciare il fieno o mietere il grano, si riunivano tutti, parenti dello sposo e della sposa. Mentre lavoravano, il fidanzato, per toccare la mano della ragazza, faceva con lei "le uranche" (mazzetti di grano).

Quando le donne andavano a pascolare gli animali, i fidanzati di nascosto le andavano a trovare e se tentavano di avvicinarsi per baciarle, loro, che erano esageratamente severe, subito li lasciavano.