Premio Fibrenus - La storia

Gli inizi

   Il Premio FIBRENUS è nato alcuni anni fa, quando l´Officina della Cultura di Carnello ha preso atto del fatto che molti nostri paesi, a differenza di altri, possiedono un patrimonio culturale affidato più al racconto dei padri che ad una corposa documentazione storica.

   A ragione di ciò, si è dato vita ad un concorso a premi riservato agli alunni delle classi quinte elementari della Provincia di Frosinone. Ciascuna scolaresca partecipa con un elaborato su un terna che di anno in anno la nostra associazione propone.

   Nato con l´intento di riscoprire i valori culturali di questi luoghi per amarli di più, il concorso coinvolge tanti ragazzi (all´interno delle attività didattiche di ogni singola scuola) che raccolgono e trascrivono testimonianze orali dagli anziani della famiglia su fatti, abitudini e costumi destinati ad essere dimenticati; la storia minuscola del giorno dopo giorno nei piccoli ambienti non scritta, ma umanamente la più interessante.

   I temi, diversi ogni anno, impegnano gli alunni delle classi quinte della scuola elementare di tutta la Provincia di Frosinone in lavori, quasi sempre di gruppo, che sono, allo stesso tempo, occasione di scambio, di confronto, di ricerca ma anche di socializzazione, di contatto umano e di curiosità culturale.

   È importante che i giovani fin dalle elementari, imparino a conoscere il valore della memoria storica e conseguentemente della necessità di conservazione e di documentazione, poiché è sul ricordo e sulla testimonianza di "ciò che è stato" che si costruisce il futuro.

   Dai lavori vincitori, che sono risultati spesso corposi ed originali, l´Associazione ha pubblicato 12 volumi raccolti sotto la collana "Quaderni dell´Officina della Cultura".

   Come associazione culturale riteniamo indispensabile conoscere a fondo le nostre radici, rivalutare la vita di oggi in ogni aspetto che ci riconduce ad esse, al fine di tessere un filo sottile che unisca il passato al presente, rendendoci consapevoli nell´affrontare il futuro.



Oggi

   Carnello deve tutto al suo fiume. L'abbondanza delle acque del Fibreno, la sua docilità e forza, hanno creato le migliori condizioni perché la gente si ingegnasse per sfruttarne l'energia. È successo fin dai tempi della Roma antica; ce lo ricorda Cicerone che, probabilmente, ha avuto a che fare con un opificio a Carnello visto che Fufio Calenoin un´invettiva l´apostrofò come "figlio di gualchieraio".

   Altre tracce le troviamo nel 1519 quando Ottaviano Petrucci di Fossombrone chiese ed ottenne una concessione dal duca di Sora per produrre carta a Carnello. Ottavio era un ingegnoso personaggio che aveva messo a punto un metodo per la stampa della scrittura musicale. Aveva bisogno però di carta, rara e costosa a quel tempo, per cui i suoi destini si incrociarono con i nostri.

   Passarono per la cartiera di Carnello molti altri personaggi: gli Zino e i Lefebre che fecero la fortuna di questo borgo di operai nell´Ottocento. La fabbrica cresceva e così crescevano case e commercio. Arrivarono poi i De Caria e all´inizio del Novecento la fabbrica contava fino a cinquecento fra operai ed impiegati. I De Caria però non hanno potuto nulla contro la concorrenza divenuta ormai imbattibile nello stato unitario, per cui la cartiera, dopo alterne vicende, chiuse definitivamente nel 1932.

   Era finita un´epoca per Carnello, ma non per i suoi operai che continuarono a lavorare nel settore in una delle tante cartiere fra Liri e Fibreno. È storia nota che questo grande bacino indusctriale nella media valle del Liri si è dissolto negli anno Settanta-Ottanta lasciando un patrimonio di "rovine" fatto di capannoni industriali ed edifici amministrativi, centrali idroelettriche (molte ancora in funzione) e tracciati ferroviari di collegamento fra le industrie, e ancora residenze per il personale all'interno di quartieri che ancora caratterizzano questo territorio.

   Questo patrimonio, dopo aver vissuto una lunga stagione di dismissioni, è fatto ora, per la maggio parte, di scheletri inutilizzati aggrediti dalla ruggine e dalle intemperie. Stringe il cuore vedere un mondo che muore fatto delle storie di tanta brava gente e parecchia buona architettura.

...

   Oggi possiamo riflettere su questa stagione: come Officina della Cultura ci sentiamo intimamente legati a questo territorio ed abbiamo avvertito il preciso dovere di rendere omaggio a questo nostro patrimonio; abbiamo poi pensato di estendere la riflessione alle tante "medie valle del Liri" d'Italia e non solo.

   Ne è venuta fuori l´idea di "Carnello - cArte ad Arte" un concorso di "incisione" in cui gli artisti dovevano utilizzare la carta quanto, in qualche modo, la stampa; in sintesi la nostra storia.

Enzo Carlo Cerrone per L´Officina della Cultura