Il nome

L'origine del nome Carnello può essere ricondotta alle gravi stragi di martiri cristiani accadute nel periodo in cui Sora era una Colonia Romana.

Infatti, da scritti del Febonio nonché dal "De Martiriologio Romano" del Baronio, possiamo dedurre che il termine Carnello, prendendo spunto dalla carneficina, designasse in quel periodo il fiume che ivi scorre. In seguito il nome passo al paese, mentre il fiume riprese il nome originario, cioè Fibreno.

Il fiume

Fu detto "Fibrenum" forse da "fibris", radici acquatiche. Da uno scritto di Giustiniano Nicolucci ( De quibusdam algis aquae dulcis - 1843), imperniato sulla ricerca di animaletti infusori nelle acque dei fiumi Liri e Fibreno, apprendiamo della presenza di un'alga esistente esclusivamente nelle acque del Fibreno: la Conferva Fibreniana.
La derivazione del nome potrebbe però essere un'altra.
Nel principio del secondo Libro del De Legibus, Cicerone si esprime così:

Fibrenum flumen se praecipitat in Lirim... amittit nomen obscurum, Lirique multo gelidiorem facit.
Lo studioso Carlino Branca nota che nella voce "gelidiorem" si può alludere alla estrema freddezza delle onde del Fibreno, "la quale è certamente grandissima, e tale da ghiacciare e fare forte impressione sopra le fibre"; da dove forse derivò l'appellativo di Fibreno.

Esso nasceva dall'"Obrutullium" o sorgente ascosa, oggi Lago della Posta, raccogliendo le acque provenienti dai nevai del Parco Nazionale d'Abruzzo. Si credeva però che tale lago fosse alimentato dal lago del Fucino, le cui acque facevano vortice "Ortuculum" ora Ortucchio, nel luogo detto "Os Pythonis", oggi correttamente Pedogna. Di là le acque, scorrendo sottoterra, si sarebbero portate fino alle sorgenti del Fibreno. Questa strana supposizione, giunta fino ai nostri giorni,venne abbandonata solo quando, dopo il prosciugamento del Fucino, le acque del fiume restarono tal quali.

Il Fibreno è stato al centro di avvenimenti storici di elevata importanza. Il suo nome lo troviamo indissolubilmente legato a quello del grande oratore, scrittore e uomo politico arpinate Marco Tullio Cicerone, nato presso le sue rive e cresciuto all'ombra dei suoi pioppi. Così scrive al suo amico Pomponio Attico:
... la vera patria mia e di mio fratello è questa: qui siamo nati da antichissima stirpe, qui sono i nostri antenati,qui le tracce numerose degli avi nostri...


La Torre

Centro industriale importante dovette essere Carnello fin dal tempo di Cicerone. Nella iscrizione n. 7089 rinvenuta nella chiesa di Santa Maria Assunta della Civita, ad Arpino, si fa cenno ad una "torre fullonica minore" che doveva essere proprio quella detta di Cicerone, situata in quel di Carnello, dove i Tulli possedevano i loro poderi, una villa ed una gualchiera.
Ricordiamo in proposito che Fufio Caleno, rivolgendosi a Cicerone, lo chiamò "figlio di gualchieraio".

La gualchiera o valchiera (anche gualca o valca, dal tedesco Walke) era un opificio, munito di macchinari mossi dall'acqua, nel quale si trattavano chimicamente e si rifinivano le stoffe di lana: insomma una fabbrica di pannilana.
Tale opificio era erede delle officine fulloniche degli antichi Romani. La torre di Cicerone a Carnello, era appunto una torre fullonica dentro la quale venivano tese ad asciugare le stoffe già sodate e colorate.

L'arte del lanificio e del tingere è quindi antichissima nella nostra zona. I fabbricanti solevano espurgare i drappi di lana nelle torri fulloniche, con l'aiuto di varie sorti di creta, che chiamavano "cimolia sarda ed umbra". Esiste ancora oggi in Arpino una specie di "argilla fullonica" che si chiama "muca".

A proposito della torre di Carnello, un documento del 1400 conservato nell'Archivio di Stato di Napoli, riporta una vertenza tra Giacomo Etendard, maresciallo del Regno di Sicilia e Signore di Arpino, e Matteo di Celano, ciambellano regio e Signore di Isola, che se ne contendevano il possesso. Il re di Napoli Ladislao, che per molto tempo abitò il Castello sul poggio della Civita d'Arpino, commise la questione al giudizio di Donato di Arezzo, dottore di leggi e consigliere regio, perché stabilisse se la torre in questione appartenesse al territorio di Isola o di Arpino.