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A trenta anni dalla scomparsa |
Il sorano Antonio Valentela sua genialità è ancora attuale |
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E' di nuovo verde ed accogliente. Gli alberi possenti profumano di primavera
e offrono un'ombra larga e chiazzata nei tanti angoli piacevoli. I bambini vi
corrono e giocano. I giovani passeggiano lungo i vialetti. Molti anziani seduti
sulle panchine o sui gradini del "mini anfiteatro", discutono o leggono.
Incontrarsi qui, e qui darsi appuntamento è ormai tradizione. Sono sicuro che ad Antonio Valente sarebbe piaciuto "conoscere" e
"vivere" il "Suo" parco, nel cuore della sua Sora. Da quel terrazzo, unico e suggestivo, avrebbe potuto ammirare la sua città natale, piena di vita, frenetica, distesa intorno all'anello argentato del fiume. L'avrebbe riconosciuta? Nella sua essenza, credo di sì. Ma lui, architetto ed urbanista di fama internazionale l'avrebbe ridisegnata e voluta così? Non posso rispondere. Un dato però è certo: questa città, Antonio Valente l'ha sempre amata. Ce lo conferma, con la sua spiccata umanità, la signora Maddalena Del Favero Valente. E' lei che con intelligenza, generosità, determinazione e devozione si prodiga incessantemente nel divulgare e diffondere i meriti artistici e la genialità dell'azione artistica del marito, nei poliedrici campi in cui questi ha saputo spaziare. E' questo lo scopo della sua vita. Il 30 giugno 2005 si è ricordato il trentennale della scomparsa di Antonio Valente. Abbiamo incontrato la signora Maddalena Valente. Ed eccola qui, con noi, la signora Maddalena. Ricorda con emozione e gratitudine la cerimonia di inaugurazione di intitolazione di questo splendido parco al marito. "Sono grata a tutti coloro che hanno voluto dare il nome di mio marito a questo Parco e all'Istituto Statale d'Arte. So che è stata la volontà della Città intera. Antonio Valente prediligeva gli spazi verdi, la natura, rispettandone le caratteristiche. Amava le voci antiche di Sora e si sentiva intimamente sorano. dice convinta Adesso continua la signora Maddalena mi sta a cuore diffondere la conoscenza delle opere di Valente. Devo dire che ho trovato a Sora degli amministratori e dei cittadini sempre disponibili. Per questo mi sorregge il convincimento che lo scopo morale della mia vita, dopo la morte di Antonio Valente il 30 giugno del '75 è ricordarne il suo enorme genio. Consegno questo impegno a Sora che considero anche come la mia città. Sono infatti trent'anni che si è spento con lui un innovatore di tutte le arti, che legate strettamente a quella maestra che è 'architettura", Valente seppe portare a nuova vita e fulgore anche al di là del campo del teatro, del cinema, del balletto dell'illuminotecnica, nella scuola del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, dove pure insegnò scenotecnica e scenografia. Ovunque Antonio Valente abbia trascorso parte della propria vita, l'architetto ha sempre lasciato testimonianza delle sue capacità creative che le generazioni presentì e quelle future non possono ignorare. Valente ha promosso e realizzato importanti aspetti per il miglioramento dell'arte teatrale e cinematografica. C'è un grande interesse per Valente. Attestano la validità dell'opera di mio marito le 15 tesi di laurea realizzate e le citazioni precise sulle più autorevoli enciclopedie. Non posso tuttavia limitarmi a questi aspetti. La sua genialità ha spaziato verso realizzazioni religiose, civili ed industriali in Italia e all'estero. Solo a S, Felice Circeo ci sono 130 ville e diversi complessi alberghieri. E poi sono ancora tanti i settori di intervento che hanno interessato Antonio Valente". Si commuove la signora Maddalena ripercorrendo il lungo viaggio artistico e culturale percorso dal marito. Si carpisce in lei l'ansia e la volontà di mettere in rilievo le qualità certamente uniche possedute da Antonio Valente e da lui realizzate. Allora è veramente doveroso muoversi al più presto perché il prossimo trenta giugno, non passi senza che venga degnamente ricordato un uomo di un tale spessore. |
Antonio Valente,
architetto, scenografo e costumista teatrale e
cinematografico italiano è nato a Sora
il 14 luglio 1894. Laureatosi alla scuola
superiore d'architettura di Roma, subito dopo la I
guerra mondiale si recò per cinque anni a Parigi
dove realizzò le scene di alcuni sketches
d'avanguardia su testi di A. Aniante. Per due
anni visse a Berlino,approfondendo lo studio della
scenotecnica e dell'illuminotecnica. Tornato a
Roma entrò al Teatro degli Indipendenti di
Bragaglia.A Venezia diresse una compagnia di balletti italo-russi, con intenti d'avanguardia, con i quali sperimentò un tipo di scene mutabili a vista mediante effetti di luci colorate. Per temperamento portato alla "rivoluzione permanente", Valente potè riallacciarsi alla tradizione senza dimenticare le proprie origini, come dimostrò nell'ardita concezione scenografica de "L'opera da tre soldi" di Brecht. Valente oppose alla scena dipinta la scena costruita, con la sua spazialità tridimensionale. Suo il merito di aver progettato i Carri di Tespi, teatri popolari itineranti. Svolse una considerevole attività come scenografo di prosa e d'opera. Vincitore nel 1930 di un concorso nazionale, progettò un grande teatro drammatico di Stato da erigere su un'area di 5.000 metri quadrati nella zona di Castro Pretorio a Roma. Fondò gli stabilimenti cinematografici di Tirrenia; ha svolto l'attività di architetto in Italia e all'estero, in Turchia, Romania, Venezuela. Ha partecipato a importanti mostre di scenografia a New York, Vienna, Berlino, Dusseldorf, Parigi, Venezia e Roma. Valente ha collaborato a riviste di scenotecnica teatrale e cinematografica e all'enciclopedia dello spettacolo. Sulle scene liriche, dalla Scala all'Opera di Roma, al Maggio musicale fiorentino, legò il proprio nome a Puccini (Madama Butterfly), a Verdi (Falstaff) e a Strawinsky (Edipo Re). Collaborò a numerosi film come scenografo: Camicia Nera, Villafranca di G. Forzano, La vedova di G. Alessandrini, La peccatrice di A. Palermi. Ma il contributo più importante di Valente al cinema è stato la realizzazione del Centro Sperimentale di Cinematografia appositamente ideato per una scuola modello e un centro studi per l'insegnamento tecnico-artistico cinematografico. Valente realizzò per la prima volta in Italia un complesso organico, completo di tutte le strutture necessarie. Egli propone una palestra razionale, attrezzata in tutte le necessarie componenti, realizzata nel 1936 sull'area prospiciente Cinecittà e dove lo stesso artista tenne cattedra di scenotecnica e scenografia fino al 1968. Valente concepisce la struttura in modo tale che ogni elemento fosse organicamente collegato ad altre situazioni, in un rapporto di continua integrazione. Per il Centro Sperimentale di Cinematografia egli progetta e realizza una costruzione di circa 5.000 mq, comprendente l'edificio scolastico centrale sviluppato attorno ai due cortili e i teatri di posa dotati degli elementi più moderni e pratici per la lavorazione e per l'insegnamento tecnico, artistico e di produzione. Nel progetto iniziale si accede all'edificio tramite la scalinata e l'ampio porticato di facciata. Il primo fabbricato accoglie sul piano rialzato una piccola sala di proiezione. |
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